Storia

Storia economica

L’economia di Soazza è stata legata per secoli alla vita contadina (in special modo all’allevamento del bestiame e alla pastorizia), all’emigrazione e ai traffici di transito. Soazza si trova su quell’asse nord-sud che, attraverso il passo del San Bernardino, unisce la Lombardia e il Piemonte con le zone della Germania meridionale. Inoltre Soazza è anche collegata, attraverso il Passo della Forcola con Chiavenna. La gestione dei trasporti di transito fu monopolio per più di tre secoli dei due Comuni di Mesocco e di Soazza, con evidente beneficio finanziario per i trasportatori locali che disponevano di carri e cavalli. Anche la valle della Forcola era un tempo frequentata per transiti con bestie da soma, su una mulattiera che conduceva da Soazza al villaggio di Gordona nel Chiavennasco. Il bestiame era numeroso e d’estate veniva caricato sui tre alpi del Comune: Pindéira, Crastéira e Béc. Per dare un’idea dell’argomento, dirò che, per esempio, nel 1657 sui tre citati alpi vennero caricate da 101 proprietari le seguenti bestie: 16 cavalli, 468 bovine e 1335 fra capre e pecore. Lo sfruttamento dei prati e campi avveniva ovviamente con l’intensiva fienagione (in una stagione si falciavano i prati almeno tre volte) e con la coltivazione di segale, frumento, miglio, orzo, lino.
Soazza è sempre stato un Comune finanziariamente ricco. Ciò era dovuto in parte anche alle vaste estensioni boschive. Per secoli i boschi di Soazza, di conifere e di latifoglie, vennero ampiamente sfruttati e il legname tagliato inviato con la cosiddetta “flottazione” (sulla Moesa – Ticino – Lago Maggiore) ai clienti lombardi. Il denaro così ricavato veniva poi regolarmente suddiviso fra tutte le famiglie indigene, i Vicini, che oggi noi chiamiamo patrizi. La vita nel Comune era organizzata con leggi e regolamenti, frutto di una estesa autonomia comunale. Tutte le famiglie dovevano mettere a disposizione ogni anno loro esponenti robusti, gratuitamente, per i cosiddetti “lavori di comune” come ad esempio il ripristino dei sentieri che conducevano agli alpi, la pulizia dei pascoli, ecc. (si andava a “sciarscinà”, detto nel dialetto locale).


Fonti bibliografiche:
Cenni storici del Moesano di Cesare Santi

 

Storia ecclesiastica

Già nel 1219 è menzionata la chiesa parrocchiale di San Martino a Soazza, nell’atto di fondazione del Capitolo dei Santi Giovanni e Vittore di Mesolcina. Nel 1639 questa chiesa venne ampliata grazie alla munificineza del dotto Rodolfo Antonini. La chiesa filiale di San Rocco è invece menzionata per la prima volta nel 1419. Nell’aprile del 1636 giunsero a Soazza i primi due frati cappuccini e la parrocchia che prima era servita da preti secolari fu in seguito, fino al 1922, curata da due cappuccini. Dopo l’arrivo dei frati si costruì loro un Ospizio nella parte alta del paese, dotato di una cappella. Nel 1751 si costruì ai piedi della scalinata che conduce alla parrocchiale di San Martino una chiesetta nominata della Madonna Addolorata. Sempre nella metà del Settecento Clemente Fulgenzio Maria Toschini fece erigere nella campagna di Dres una cappella dedicata a San Giovanni Nepomuceno, completamente ricostruita quasi cinquanta anni fa. All’imbocco della Valle della Forcola c’è una cappelletta, detta di Scòna, fatta ricostruire dai Soazzoni dopo la tremenda alluvione del 27 agosto 1834, quando la furia scatenata delle acque spazzò via come fuscelli ben 56 stalle ricolme di fieno. In segno di ringraziamento all’Altissimo la popolazione di Soazza fece ricostruire questa cappella con il voto perpetuo di andarvi processionalmente tutti gli anni il giorno di San Bartolomeo (24 agosto). Sia nelle chiese di San Rocco e di San Martino, sia all’Ospizio dei frati ci sono notevoli cose di valore artistico, fra cui un affresco del celebre Francesco Antonio Giorgioli. Soazza ha dato nei secoli parecchi ecclesiastici, fra cui ben tre Prevosti del capitolo di San Vittore: il Dott. teol. Giovanni Sonvico, attivo alla fine del Cinquecento / inizio Seicento e fu anche candidato alla sede vescovile di Coira; il Dott. teol. Francesco Nicolao Maria Toschini (1757-1821) per un quarantennio Prevosto e Giovanni Francesco Toschini (1825-1879), ultimo Prevosto del Capitolo, alcuni dei quali furono anche Vicari foranei di Mesolcina. Don Gioachimo Zarro (1871-1944), per più di quarant’anni Parroco di Roveredo, fu anche molto attivo in campo culturale e fautore della creazione di un Museo moesano. Il Dott. teol. Celestino Zimara (1901-1967) fu un illustre teologo, insegnante di apologetica e di dogmatica nel seminario di Schöneck dei Missionari di Betlemme. Due illustri prelati, discendenti di emigrati soazzoni, furono Monsignor Dott. Ignazio von Senestrei (1818-1906) per quasi 50 anni Vescovo di Ratisbona in Baviera e che fu uno dei protagonisti del Concilio Vaticano I, e l’Abate Filippo de Zuri, capo dell’insigne monastero cistercense di Welehrad in Moravia, dove morì nel 1803.


Fonti bibliografiche:
Cenni storici del Moesano di Cesare Santi

 

Cenni storici

L’insediamento umano a Soazza risale alla preistoria, come attestano tre macigni che presentano quelle incisioni note con il nome di cuppelle. Il primo si trova poco sopra il villaggio; il secondo a Promestìv a 1300 m s/m ed il terzo nella valle della Forcola, , a Solìva (970 m s/m). Quest’ultimo masso presenta oltre alle cuppelle, canaletti e croci incise, la particolarità di avere un incavo naturale nella parte inferiore, dove il raggio solare entra solamente nella fase del solstizio d’inverno.

Del periodo romano è una fibula di bronzo ritrovata a Soazza nel 1917, conservata la Museo nazionale. Mentre risalgono all’Alto Medioevo una fibula e una lastra bronzee ritrovate in una tomba longobarda nel 1916.

Nel Basso Medioevo Soazza, con il resto della Mesolcina e Calanca, fu un feudo della nobile famiglia dei de Sacco abitanti nel castello di Mesocco che mantennero la loro Signorìa fino al 1480, anno in cui vendettero tutti i diritti che avevano in Mesolcina e Calanca al grande condottiero milanese Gian Giacomo Trivulzio. La dominazione trivulziana durò fino al 1549; prima del citato Gian Giacomo fino al 1518 e poi con il suo erede universale, l’abiatico Gian Francesco Trivulzio. Già nel 1480 Soazza, assieme a Mesocco, di propria iniziativa chiese ed ottenne di entrare a far parte a pieno diritto della Lega Grigia o Superiore.

La ricorrenza del mezzo millennio di appartenenza di Soazza e Mesocco alla Lega Grigia venne festeggiata nel 1980 con diverse manifestazioni. Il resto del Moesano entrò poi a far parte della Lega Grigia nel 1496. Nel 1499 a difesa della comune indipendenza delle Tre Leghe, anche alcuni soldati di Soazza parteciparono, con la potente artiglieria del castello di Mesocco, alla vittoriosa battaglia di Calven contro le truppe dell’Imperatore Massimiliano I d’Austria. Nel 1549 la Mesolcina ottenne la completa libertà dai Trivulzio, pagando un enorme somma di denaro, stabilita in 24'500 scudi d’oro. Il danaro lo si ottenne in prestito da vari Cantoni della vecchia Confederazione. La firma del contratto avvenne a Mendrisio il 2 ottobre 1549. In tale occasione i procuratori che rappresentarono la Mesolcina e che apposero le loro firme e sigilli assieme alla controparte, ossia a Francesco Trivulzio, furono il Capitano Pietro de Sacco di Grono e il Soazzone Antonio Imini. Durante la terribile Guerra dei Trent’anni (1618-1648) furono parecchi i Soazzoni che prestarono servizio militare, in Valle, a Chiavenna, al Sankt Luzisteig. Dopo il 1480 le sorti di Soazza furono sempre indissolubilmente legate a quelle della Repubblica delle Tre Leghe prima, e in seguito al Cantone dei Grigioni. Durante il periodo della dominazione delle Tre Leghe in Valtellina e nei Contadi di Chiavenna e Bormio (1512-1797) furono parecchie le personalità di Soazza che rivestirono le alte cariche nei citati paesi “sudditi”. Furono Vicari a Sondrio (cioè diretti sostituti del Governatore della Valtellina) Giovanni Pietro Sonico nel 1567-1569; Antonio Sonvico nel 1591-1593; il Dottor Rodolfo Antonini nel 1647-1649. Rivestirono la carica di Commissario a Chiavenna: Giovanni Pietro Sonvico nel 1561-1563; il Dottor Giovanni Pietro Ferrari nel 1681-1683; Giuseppe Maria Ferrari nel 1735-1737. Esercitarono l’ufficio di Podestà a Tirano il Dottor Giovanni Pietro Antonini nel biennio 1651-1653 e a Teglio Rodolfo Ferrari nel 1703-1705. Inoltre Clemente Maria a Marca, di Mesocco, figlio di madre soazzona e che aveva sposato Giovanna Ferrari di Soazza ed ottenuto nel 1789 il Vicinato soazzone, cioè la cittadinanza, fu Podestà a Teglio nel 1793-1795 e ultimo Governatore grigione della Valtellina nel 1797. Egli abitava a Soazza e quando morì, nel 1819, fu sepolto nella Chiesa parrocchiale di San Martino a Soazza. Assieme a Mesocco e a Lostallo, Soazza formava nel campo della Giustizia civile e penale il Vicariato dall’Alto, con diritto a 4 Giudici su 30, mentre amministrativamente costituiva la cosiddetta Squadra di mezzo con i comuni di Lostallo, Cama, Leggia e Verdabbio. In base ad una precisa e determinata chiave di rotazione, molti Soazzoni rivestirono le massime cariche nel Vicariato dall’Alto (Landamano, Luogotenente, Fiscale, Cancelliere).


Fonti bibliografiche:
Cenni storici del Moesano di Cesare Santi

 

Il Moesano nel corso dei tempi

Ca. 10000 a.C. 

Dall’assenza di vegetazione fino a una rada sterpaglia.

Ca. 9000 a.C. 

All’inizio fitta sterpaglia, poi il bosco ritorna a coprire il terreno, dapprima betulla, poi pino, i boschi si fanno rapidamente fitti.

Migrazione degi alberi termofili.

Ca. 7500 a.C.

A basse quote boschi misti di tigli e olmi, ontaneti; a quota più alte troviamo abiette, al limite della zona boschiva troviamo pini cembri e larici; espansione massima dei querceti e delle abetine; prime tracce di cultura, incendi; a Mesocco si trovano i reperti più vecchi. 

Ca. 4000 a.C. 

A basse quote boschi misti di tigli e olmi; in Mesolcina la Quercia assume un ruolo predominante, ontaneti; a quote più elevate regresso del abete bianco, migrazione della peccia che entro breve tempo assume un ruolo dominante; l’ontano nano (drosa) è frequente; raro il pino cembro; il larice si trova in una stretta fascia al di sotto del limite superiore del bosco; il faggio si trova fin nelle valli più superiori anche se raro.

3200 - 2600 a.C. 

Castaneda, Pian del Remit: resti di architettura, prime tracce di campicoltura (aratro!).

1400 - 1200 a.C. 

Mesocco, insediamento/centro abitato TecNev-Santa Maria del Castello.

600 - 500 a.C. 

Mesocco, necropoli presso l’attuale negozio Coop.

Fino al 200 a.C. 

Continuazione della presenza delle ricche tombe/sepolcri di Castaneda; accertata la presenza di campicoltura, viticoltura, betulleti.

Ca. 0 

Intensità dell’agricoltura piuttosto ridotta, agricoltura e viticoltura poco estese, castagneti e selve di noci rari o assenti.

Ca. 1000 d.C. 

Estensione massima dei castagneti, selve di noci, coltivazione di cereali e viticoltura; dissodamenti per far posto all’alpicoltura.

Ca. 1500 d.C. 

Regressione di tutte le piante coltivate nelle quote superiori. Passaggio alla sola praticoltura; a quota più basse sviluppo del mais.

Fonti bibliografiche
H. Zoller; Pollenanalytische Untersuchungen zur Vegetationsgeschichte der insubrischen Schweiz, 1960
Schweizerisches Landesmuseum Zürich; Die Lepontier, Grabschätze eines mystischen Alpenvolkes, 2001

 

 

Eco del monte

Appari! grido, Appari! alla montagna,
che senza fine lungo i giorni e il tempo
da me volge lo sguardo e resta sola.
Appari! la montagna mi risponde...
E questa voce non è ancora spenta
che già torna invincibile il silenzio
e l’orma antica pasce sulle rocce.

Remo Fasani

Il Comune

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